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Paper : Il rischio di utilizzo fraudolento dei crediti d’imposta superbonus

di Nicola LORENZINI

La popolarità delle agevolazioni Superbonus, trascinate, sia dalla convenienza, che dall’enorme impatto mediatico del credito d’imposta 110%, ha aperto nel contempo un confronto normativo, che abbraccia sia le fasi degli iterautorizzativi che disciplinano e consentono l’agevolazione, sia la discussione circa la convenienza e la valenza della documentazione a supporto della stessa.

L’agevolazione ha un enorme appeal in quanto il credito d’imposta che mediaticamente è stato previsto ben oltre del 100% l’intera spesa, può essere oltre che detratto, anche utilizzato come sconto in fattura o come credito d’imposta da cedere.

Il primo quesito che nasce è la natura del credito che viene ceduto.

Se è credito d’imposta, soggetto alla normativa tributaria e penale tributaria oppure da considerarlo una concessione statale, stante esservi una parte che eccede l’intera spesa considerata una erogazione pubblica a titolo di fondo perduto. Una agevolazione che nasce dalla esigenza di finanziare il settore edile e consentire un ammodernamento del patrimonio immobiliare degli Italiani.

Il quesito non di poca importanza, porta a diversamente considerare le fattispecie penalmente rilevanti che si potrebbero configurare, nel caso in cui venisse accertato la fraudolenza del credito; è dibattuta la previsione del reato di “truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche” ai sensi dell’art. 316-ter c.p.(1) oppure il reato di “indebita compensazione” ex art. 10-quater, D.Lgs. n. 74/2000(2).

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