Il Rapporto evidenzia la costante capacità di adattamento delle organizzazioni mafiose, le quali adottano sempre più spesso modalità operative di natura imprenditoriale, infiltrandosi nei settori economici più esposti alla vulnerabilità, quali l’edilizia, la logistica, il ciclo dei rifiuti, l’agroalimentare e il gioco legale. Tali gruppi criminali si avvalgono di strumenti societari formalmente legittimi per perseguire finalità illecite, mediante operazioni di riciclaggio, evasione fiscale e pratiche corruttive, sfruttando le fragilità del tessuto economico e amministrativo.
L’analisi delle principali consorterie criminali conferma la preminenza della ’Ndrangheta, connotata da una struttura gerarchica, una forte ramificazione territoriale e una marcata proiezione internazionale, in particolare nel traffico di stupefacenti e nelle attività di riciclaggio transnazionale. Cosa Nostra, sebbene indebolita da operazioni giudiziarie e collaborazioni processuali, conserva una presenza significativa in Sicilia, operando secondo una strategia di basso profilo e reinvestendo in attività economiche lecite. La Camorra si distingue per una struttura più fluida e frammentata, con un radicamento consolidato nell’area metropolitana di Napoli, e una spiccata inclinazione alla violenza, al narcotraffico e al contrabbando. La criminalità pugliese, con particolare riferimento alla Sacra Corona Unita e ai gruppi emergenti della provincia di Foggia, manifesta una crescente aggressività, riscontrabile nell’aumento degli episodi intimidatori e nella forte pressione estorsiva esercitata sul territorio.
Ampio spazio è dedicato all’analisi delle infiltrazioni mafiose nell’economia legale, che si realizzano mediante l’uso sistematico di società di comodo, intestazioni fittizie e strumenti finanziari opachi. Le organizzazioni mafiose operano avvalendosi della complicità di professionisti conniventi e sfruttano le lacune normative, nonché i ritardi nei meccanismi di controllo, per accedere ai mercati pubblici e privati, con particolare riferimento al settore degli appalti.
Nel corso del 2024, la Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito oltre 1.200 accertamenti patrimoniali, proponendo sequestri e confische per un valore superiore a 1,3 miliardi di euro. Numerose attività ispettive sono state condotte in cantieri e aziende ritenute a rischio, in sinergia con le Prefetture e le Forze di Polizia. L’azione di prevenzione si è altresì concretizzata nell’emissione di oltre 3.000 informative antimafia, destinate a supportare le stazioni appaltanti e le amministrazioni pubbliche.
Il Rapporto DIA 2025 conferma la persistente pericolosità delle mafie, non solo sotto il profilo della violenza e della minaccia, ma soprattutto per la loro capacità di contaminare l’economia legale e di incidere negativamente sul corretto funzionamento delle istituzioni democratiche.



